Ulivi secolari monumentali

Cenni storici sugli Ulivi Secolari Monumentali in Puglia

L’Ulivo, al pari della vite, è una delle piante più anticamente conosciute in Puglia. Molti autori attestano, infatti, che la Puglia era una delle regioni più olearie nei tempi antichi. Si ritiene che la coltura dell’olivo risalga intorno al VII sec. a.C. ed è indubbio che, nell’ambito dell’economia Pugliese l’olivicoltura abbia sempre rivestito un ruolo di primo piano. Infatti, l’olio extravergine di oliva pugliese aveva già conquistato (sin dal 336 a.C.) non soltanto i mercati nazionali e regionali, ma anche quelli dell’Oriente ed un ruolo determinante hanno svolto (ai fini dell’ulteriore diffusione della coltura e del perfezionamento delle tecniche molitorie) i primi flussi migratori greci. Per tali motivi si parla appunto di ulivi secolari monumentali.

Sin dal III sec. a.C. e nel corso della dominazione romana la superficie olivetata fu interessata da una notevole espansione (insediandosi forse all’interno delle aree cerealicole poco competitive ed a più bassi redditi) ed la Puglia, già sotto Augusto, occupava il primo posto tra le aree olivetate. Alcuni secoli prima della nascita di Cristo i commercianti brindisini avevano avviato un non indifferente flusso di esportazione di olio extravergine di oliva verso Delo, Efeso, Creta, Alessandria d’Egitto e l’Arabia e l’olivicoltura registrò un notevole impulso, favorita dalla politica di Traiano ed Adriano, fino a soccombere poi nel periodo delle invasioni barbariche. Se sistematiche furono le devastazioni operate dai Goti, Alemanni, Eruli e Visigoti, i Saraceni tra il 769 e il 963 favorirono, al contrario, l’espansione dell’olivicoltura (tanto da creare veri e propri boschi) diffondendo un’altra varietà (oggi conosciutissima) la Cellina, nota anche col nome di “Saracena”. In seguito all’insediarsi lungo le aree costiere pugliesi dei monaci bizantini e in particolar modo dei basiliani, che lentamente acquisirono il possesso di vaste aree territoriali, si determinarono da una parte un intenso processo di parcellizzazione della proprietà e dall’altra un ulteriore stimolo verso l’intensificazione delle aree olivetate, con l’istituzione di fiere e mercati, ai fini di una più facile commercializzazione dei prodotti agricoli. Pur non disponendo di sicure fonti di informazione intorno all’opera riformatrice e di colonizzazione dei basiliani nella provincia di Lecce tra il IX e il X secolo, si ritiene comunemente che proprio a tale periodo risalgano i più antichi oliveti, di cui evidenti tracce rimangono ancora oggi nei pressi di S.M. di Cerrate, di S.Maria del Mito (Tricase) e nell’Arneo.

I grandi boschi di Lecce, Nardò e Gallipoli vennero sostituiti dall’ulivo: al posto delle “macchie” sorsero le “chiesure” costituite da appezzamenti recintati investiti ad oliveto con sesto regolare. All’inizio del XIX secolo, le tre Leggi eversive della feudalità di Gioacchino Murat consentirono l’accesso alla proprietà terriera ad una classe di imprenditori della borghesia. Vennero così profusi in agricoltura ingenti capitali, derivanti dal commercio e dall’esercizio delle professioni liberali. Gli investimenti andarono di preferenza verso l’impianto di nuovi oliveti, considerati all’epoca altamente remunerativi per la produzione dell’olio extravergine in Puglia, in particolare a Lecce.

Un’ulteriore forte spinta espansiva della coltura dell’olivo è venuta dai contratti ventinovennali di colonia migliorataria, in vigore fino alla seconda guerra mondiale: il colono impiantava, consociati, ulivi e viti, gestiva l’intero ciclo produttivo della vite, poi lasciava la terra al proprietario, con l’oliveto in piena maturità. In quest’ultimo trentennio, a seguito della diffusione dell’irrigazione e della constatazione dei suoi effetti positivi anche sull’olivo, è cominciata dapprima la sperimentazione e, ormai, la diffusione di un’olivicoltura nuova, intensiva, a sesto fitto, capace di entrare in produzione in pochi anni. Ad oggi questa coltivazione, passata anche attraverso l’introduzione di nuove varietà, ha superato i 9.000 ettari, con una grande produzione dell’olio extravergine Pugliese.

Azienda Olearia Schirinzi