Luoghi comuni, pregiudizi e realtà sull’olio extravergine d’oliva

Luoghi comuni olio d'oliva

La nostra azienda agricola olearia produce olio extravergine di oliva in Puglia dal 1963, un olio 100% Italiano dalle connotazioni sensoriali inconfondibili.

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Di seguito ti spieghiamo elenchiamo alcuni luoghi comuni sull’olio extravergine, pregiudizi e realtà.

L’olio di oliva è più grasso dell’olio di semi.

Falso: in realtà, tutti gli oli contengono la stessa quantità di grasso (99%) e apportano 9 chilocalorie per grammo. E’ vero invece che il burro è meno calorico dell’olio, perché contiene acqua (ma presenta altri svantaggi). L’olio di oliva non fa quindi ingrassare più dell’olio di semi, al contrario, essendo più saporito e viscoso, ne basta una minor quantità, consentendo un risparmio ed avendo una maggiore soddisfazione palatale.

L’olio di oliva è più pesante, meno digeribile degli altri oli

Falso: al contrario, l’olio di oliva è il più digeribile di tutti. Il pregiudizio negativo deriva probabilmente dal fatto che l’olio di oliva è molto aromatico e per questo il sapore permane più a lungo. L’olio d’oliva è più digeribile degli altri oli grazie alla sua elevata concentrazione di acidi grassi monoinsaturi, tra cui spicca l’acido oleico, utile per un migliore funzionamento delle funzioni epato-biliari. Un olio più gustoso quale quello di oliva, inoltre, rende i cibi più appetitosi e quindi, sollecitando maggiormente i succhi gastrici, li rende più digeribili. L’olio di semi è più chiaro e meno saporito, ma non per questo più digeribile.

L’olio dietetico o l’olio light non fa ingrassare.

Falso: l’olio dietetico è un olio addizionato di vitamine e altri componenti essenziali, del resto già presenti e caratteristica fondamentale degli oli di oliva, mentre l’olio light è un olio con colorazione non troppo intensa e che all’apparenza da una sensazione di bassa densità; l’apporto calorico-energetico è identico per tutti gli oli (compresi quelli di semi) e l’assunto secondo cui ad una colorazione più “carica” corrisponderebbe un olio più “pesante”, e perciò meno digeribile, è assolutamente falso.

L’olio d’oliva fa bene alla salute.

Vero: l’olio di oliva protegge cuore ed arterie, rallenta l’invecchiamento cerebrale, previene l’arteriosclerosi, abbassa il livello di colesterolo “cattivo” (LDL) e incrementa il colesterolo “buono” (HDL), detto “spazzino delle arterie”, protetto dagli acidi grassi monoinsaturi di cui è ricco l’olio d’oliva, previene l’insorgenza di tumori e il deterioramento delle cellule. L’olio di oliva, inoltre, che per la sua composizione acidica è simile al latte materno, è da sempre consigliato nello svezzamento dei bambini ed è utile nella vecchiaia perché favorisce l’assimilazione del calcio e la sua mineralizzazione, prevenendo l’osteoporosi. Il riconoscimento delle migliori proprietà nutritive dell’olio d’oliva rispetto ai grassi animali ha poi generato l’equivoco che ogni grasso di origine vegetale sia buono e faccia bene con il risultato che alcuni, sostituendo la margarina al burro, credono di tutelare la propria salute. La margarina viene prodotta idrogenando oli vegetali, rendendo cioè saturi i legami doppi degli acidi grassi attraverso l’assorbimento di idrogeno. In tal modo il beneficio che gli oli vegetali portano alla prevenzione delle malattie cardiovascolari, legato soprattutto alla presenza di acidi grassi mono e polinsaturi, viene totalmente azzerato. Un altro errore molto diffuso è che il miglior comportamento da tenere, per prevenire l’aumento del colesterolo ed in generale per godere di buona salute, sia l’adozione di una dieta il più possibile povera di grassi: un’alimentazione a basso tenore di grassi tende ad abbassare sia il colesterolo buono sia quello cattivo, con un evidente scompenso della funzionalità corporea.

Non tutto l’olio classificato come “olio d’oliva” è di qualità elevata

Vero: l’olio d’oliva è un olio ottenuto da un taglio di olio d’oliva rettificato e di oli d’oliva vergini diversi dall’olio lampante, la cui acidità espressa in acido oleico non può eccedere 1,5. L’olio d’oliva con caratteristiche eccellenti è, invece, l’olio extravergine.

Il sistema migliore di estrazione dell’olio è quello tradizionale per pressione

Falso: i moderni sistemi si estrazione a centrifugazione o a percolazione, se ben gestiti, possono produrre oli di migliore qualità rispetto ai sistemi tradizionali.

L’olio vergine definito di prima spremitura è un olio particolarmente pregiato.

Falso: la definizione prima spremitura a freddo significa soltanto che si tratta di un olio “vergine”, ma è sempre possibile che il risultato di una prima spremitura sia un olio cui mancano i titoli per rientrare nella categoria degli extravergini.

Per produrre un litro di olio extravergine sono necessari circa 5 kg di olive.

Vero: mediamente l’olio ottenuto dalle olive corrisponde al 20% in peso, con variazioni dipendenti dalla cultivar, dall’epoca di raccolta, dalla carica produttiva, dall’andamento stagionale, dal sistema di estrazione, ecc..

Il colore dell’olio ne determina la qualità

Falso: il colore verde con riflessi gialli o meno intensi, dipende esclusivamente dalla cultivar, dal grado di maturazione e dal processo di estrazione. Il colore dell’olio è indice di alterazione soltanto in presenza di riflessi rossastri, (l’olio si è deteriorato perché non è stato conservato al riparo dalla luce).

L’extravergine italiano è il migliore nel mondo

Vero e falso: in alcune zone (Umbria, Toscana, Puglia, ecc.), grazie alle particolari cultivar, all’ambiente, alle tecniche colturali e di estrazione, si possono ottenere degli oli che sono il “top”, ma nelle stesse zone, non rispettando le regole per una produzione di qualità, si ottengono oli difettosi. In diverse parti del mondo è possibile ottenere un olio di qualità.

L’olio spremuto a freddo è una tipologia particolare.

Falso: in ogni caso le buone norme di lavorazione impongono, durante tutte le fasi del processo produttivo, il mantenimento di temperature più basse possibili (la temperatura di lavorazione della pasta di olive con un sistema tradizionale è di circa 18-22 °C, mentre con il sistema a centrifuga è di circa 25-28°C), fermo restando che una lavorazione assolutamente a freddo è impossibile, in quanto già il processo meccanico di frangitura crea calore; l’aggiunta di acqua molto calda può alterare le componenti del flavor del prodotto. Comunque, se pressiamo “a freddo” delle olive scadenti, avremo un olio extra vergine di oliva ottenuto con “spremitura a freddo” ma sicuramente di scarsa qualità.

Gli oli DOP (Denominazione di Origine Protetta) offrono elevate garanzie di qualità.

Vero: gli oli DOP, riconoscimento che viene dato dalla Comunità Europea, sono oli prodotti in determinate zone e devono rispettare un disciplinare di produzione che garantisce, oltre a caratteri di tipicità, standard qualitativi molto elevati. Gli oli DOP possono: fregiarsi di tale titolo su tutto il territorio dei paesi della Comunità Europea. Il riconoscimento DOC (Denominazione di Origine Controllata), invece, è un riconoscimento valido solo sul territorio nazionale.

La qualità di un olio di oliva dipende solo dal sistema di estrazione.

Falso: la qualità di un olio dipende da molti fattori. I più importanti sono: l’ambiente, la cultivar, la tecnica agronomica, l’epoca e il sistema di raccolta, la durata e le modalità di conservazione delle olive, la tecnologia di trasformazione e la modalità di conservazione dell’olio. In sintesi, un olio pregiato si ottiene scegliendo adeguatamente l’ambiente di coltivazione e le cultivar, evitando attacchi parassitari, raccogliendo le olive nel periodo ottimale (novembre), effettuando la raccolta delle olive dall’albero e non a terra, mettendo le olive raccolte in cassette di plastica forate e non in sacchi, conservandole in ambienti freschi e ventilati, molendole entro 24-48 ore e gestendo adeguatamente i sistemi estrattivi, curando in particolare l’igiene, il limitato contatto con l’ossigeno ed il controllo delle temperature.

L’epoca di raccolta delle olive influenza fortemente la qualità dell’olio

Vero: raccogliendo le olive a maturazione iniziale (fine ottobre, inizio novembre), si otterrà un olio con caratteristiche organolettiche di fruttato, più amaro e più piccante. Da olive raccolte a maturazione inoltrata, invece, si otterrà un olio meno fruttato e meno amaro. Inoltre, l’olio ottenuto da olive raccolte a maturazione iniziale è più ricco di sostanze antiossidanti, che aumentano la sua stabilità alla conservazione.

Dopo pochi mesi di conservazione l’olio perde le sue caratteristiche qualitative

Falso: un olio va preferibilmente consumato entro 12-15 mesi, poiché dopo tale periodo perde i principali pregi organolettici (colore, sapore, aroma, ecc.), tuttavia, soprattutto se l’olio deriva da cultivar caratterizzate da elevato contenuto in polifenoli, se la raccolta è stata fatta nel periodo ottimale e se la conservazione è stata adeguata, l’olio può mantenere elevate caratteristiche qualitative anche per un anno e mezzo.

I migliori contenitori per l’olio sono quelli in terracotta

Falso: i migliori contenitori sono quelli in acciaio inossidabile. Ottimi sono anche i contenitori in vetro opachi (cioè non trasparenti alla luce). E preferibile che la forma dei contenitori abbia il fondo più stretto della parte centrale, come pure la bocca. Questo per ridurre la superficie di contatto rispettivamente con le morchie e l’aria. Sono da evitare i contenitori in materiale sintetico perché questi trasmettono facilmente l’odore del materiale sintetico all’olio.

Un chilogrammo di olio è più di un litro di olio

Vero: il peso specifico dell’olio a 15 °C è di 0,915-0,919 (kg/m3). Pertanto, un litro di olio ha un peso di 915-919 g.

L’olio di oliva non va bene per le fritture

Falso: l’olio d’oliva è uno dei migliori per le migliori olii per le fritture, anche se certamente più costoso. Infatti, resiste a temperature molto elevate senza bruciare e quindi senza produrre composti tossici. La pubblicità insiste molto sugli oli di semi che garantirebbero fritture “leggere”, ma questo non ha riscontri con la realtà.

La torbidità di un olio è indice di scarsa qualità

Falso: negli oli di oliva di buona qualità (extravergini e vergini), la torbidità, se l’olio non è stato sottoposto a filtraggio spinto, è un fenomeno naturale che con il tempo tende a ridursi. Sul fondo del contenitore, si forma un deposito di morchia che si consiglia di eliminare con un travaso.

Un olio che “pizzica in gola” ha un’acidità alta

Falso: l’acidità dell’olio non è percepibile al gusto, ma si può determinare solo con apposita analisi in laboratorio. La sensazione di “pizzicore” (piccante) è, invece, una caratteristica positiva dell’olio caratteristica di prodotti giovani, in quanto connessa alla presenza di sostanze salutari antiossidati (polifenoli e tocoferoli), e la sua intensità dipende essenzialmente dalla cultivar, dall’epoca di maturazione, dal sistema di estrazione e dalle modalità e durata di conservazione dell’olio. La medicina attribuisce a tali sostanze un ruolo fondamentale contro l’invecchiamento delle cellule del nostro organismo.

VADECUNDUM DOMANDA/RISPOSTA PER IL CONSUMATORE SULL’USO DELL’OLIO EXTRAVERGINE D’OLIVA – LUOGHI COMUNI

Il dott. Alfredo Marasciulo, Capo Panel di Comitato di Assaggio riconosciuto da MIPAAF ed esperto universitario in valutazione sensoriale degli olii di olive vergini, ha risposto ad alcune domande, aiutandoci a chiarire determinati aspetti su come scegliere un ottimo olio extravergine di oliva e a sfatare luoghi comuni sull’olio:

  • E’ possibile capire la qualità dell’olio extra vergine di oliva partendo dalla lettura dell’etichetta?

E’ fondamentale avere a priori una buona conoscenza delle caratteristiche chimiche e organolettiche che definiscono cosa sia un olio extra vergine di oliva. Sostanze importanti sono i polifenoli – antiossidanti e antitumorali per eccellenza, ma la spiegazione tecnica di cosa siano potrebbe non essere compresa da tutti, se non è avvenuta una formazione utile.

  • Parliamo del sapore. Qual è la caratteristica principale dell’olio extra vergine di oliva?

Comprendere se un olio è buono o cattivo non è un processo facilissimo. L’olio è essenzialmente la spremuta di un frutto fresco, da cui dovremmo aspettarci un succo dai profumi e sapori naturali, che non diano sensazione di prodotto fermentato o secco. Le olive contengono i polifenoli, antiossidanti e antitumorali, che confluiscono nell’olio conferendo determinate virtù. Non dobbiamo meravigliarci, quindi, se l’olio all’assaggio risulta leggermente amarognolo e piccante. Perfetti sono gli olii equilibrati, dai sapori chiari e definiti, in cui le caratteristiche di amaro e piccante sono garanzia di un prodotto eccellente ed inalterato.

  • Se il sapore piccante è un metro di valutazione dell’ottima qualità del prodotto e di freschezza, perché molti consumatori hanno una valutazione errata di tale espressione organolettica?

Vi sono due spiegazioni: la mancanza di cultura del prodotto e la scelta di molte aziende di assecondare i gusti del consumatore che, non avendo precise nozioni, preferisce inconsapevolmente un olio che al gusto risulta più piatto. In presenza di olii “uguali”, la scelta è quella di optare per un  prodotto meno costoso.

  • Qual è il processo che trasforma un olio “piccante” in uno dal gusto “piatto”?

La differenza varia sia dalla varietà sia dallo stadio di maturazione delle olive quando sono molite, sia dal sistema di molitura utilizzato. In tutte le zone di’Italia ci sono cultivar che, trasformate correttamente, presentano una quantità di antiossidanti tali da dare all’olio le caratteristiche di amaro e piccante. In molte regioni d’Italia c’è l’abitudine di ridurre la quantità di polifenoli per offrire al consumatore un prodotto al gusto più delicato. Gli antiossidanti combattono una guerra contro l’ossigeno contenuto nell’aria. Col passare del tempo, gli antiossidanti diminuiscono, attenuando pian piano anche il sapore piccante.  Molte aziende vanno alla ricerca di olii meno freschi per soddisfare il consumatore non informato e non abituato ai sapori “naturali”.

  • Qual è la conseguenza di questa strategia?

L’utilizzo di un prodotto non trasformato al meglio, con un danno a svantaggio della qualità, e una mancanza di differenza tra i prodotti che conduce il consumatore a preferire un olio meno costoso.

  • Sfatiamo un luogo comune?

Capita di trovare consumatori che acquistano olio appena prodotto e lo fanno invecchiare, per consumarlo a distanza di mesi. E’ come comprare del pane fresco per poi mangiarlo dopo due o tre giorni, quando è vecchio. E’ la stessa linea di chi non preferisce olio extra vergine puro, dal sapore piccante, associando tale caratteristica ad un’alta acidità. Due elementi completamente non associabili tra di loro.

  • Cosa si auspica per il futuro?

Mi piacerebbe che ci fosse una maggiore consapevolezza delle caratteristiche del prodotto al fine di valorizzarlo al meglio. E’ molto difficile comprendere l’importanza di qualcosa di cui non si ha conoscenza. Ci vuole più formazione e informazione.

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